La foto mostra Greta Thunberg

Antitesi, dal greco contrapposizione, è ciò che contraddice la tesi, opposizione fra affermazione e negazione. La scienza è conoscenza organizzata. La saggezza è vita organizzata. (Kant)

Abbiamo la conoscenza, ma non la saggezza. Le mamme protestano: avere un bambino di colore o disabile, rallenta l’andamento didattico della classe. Però decantano di essere antirazziali. Buttiamo le carte per strada, siamo sommersi dalla spazzatura, ma vogliamo un mondo pulito. Parliamo di globalizzazione, ma non ne conosciamo nemmeno il significato. Globalizzazione: termine adoperato per indicare un insieme assai più ampio di fenomeni connessi con la crescita dell’integrazione economica, sociale e culturale tra le diverse aree del mondo.
Non siamo credibili, insomma! Non lo siamo per i bambini, per i giovani. Diciamo e facciamo tutto e il contrario di tutto.
“Il mio nome è Greta Thunberg, ho sedici anni e vengo dalla Svezia. Parlo per conto di Climate Justice Now. Molte persone dicono che la Svezia è solo un piccolo Paese e non importa quel che facciamo. Ma ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. E se alcuni ragazzi ottengono attenzione mediatica internazionale solo perché non vanno a scuola per protesta, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente… Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno, anche questo fardello lo lasciate a noi bambini… Dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa ma gli state rubando il futuro proprio davanti ai loro occhi.” Sono parole forti, intense, sono le parole di una ragazzina di sedici anni, che dovrebbe farci capire quanta incoerenza c’è nelle nostre azioni.
Sono 29 i giovani alfieri premiati dal Presidente della Repubblica. Si sono distinti ognuno come costruttore di comunità attraverso la propria testimonianza. Loro agiscono, mentre noi parliamo. Rebecca Maria Abate ha consentito a una compagna di scuola, affetta da gravi disabilità, di uscire dal silenzio e aprire una comunicazione con l’intera classe, interpretando i pochi segnali dell’amica. È riuscita laddove un adulto ha fallito. Lorenzo Nizzi Vassalle, un ragazzo sordomuto, ha conseguito la laurea in lettere con il massimo dei voti. Ha insegnato a tutti noi che la parola sta nelle azioni. Hai ragione Lorenzo, dovremmo imparare tutti la lingua dei segni, la dovrebbero insegnare a scuola, perché sarebbe un onore poter sapere ciò che hai voglia di comunicare.
Ricordo sin da piccola quanto amassi le favole, gli eroi, gli impavidi che lottavano affinché il bene trionfasse sul male, l’incanto, la magia. Chi è l’eroe? L’eroe è colui che si nasconde fra la gente comune, colui che non sa di esserlo e sorride e dona senza riserve, senza far trasparire il peso della fatica. Sono questi gli eroi, quelli che schiviamo, quelli che urlano in mezzo ad una folla di non vedenti e sordomuti. Stiamo insegnando ai bambini un tempo finito del qui e ora, l’hic et nunc, tutto inizia e finisce, senza un sogno, una prospettiva, un ideale valoroso. C’era una volta… fine. Non c’è più storia e nemmeno una fine degna di essere raccontata e trasmessa.
Telos, scopo, obiettivo, ciò che ti lascia la speranza. Forse dovremmo ripartire dalla fantasia, dai sogni, per poter essere nuovamente credibili agli occhi dei nostri ragazzi. Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando distogli gli occhi dal tuo obiettivo.

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