La foto mostra una panchina rossa, simbolo della violenza sulle donne

In questi giorni siamo bombardati da notizie che hanno come incipit la mancanza di umanità. Siamo diventati disumani. Ci siamo amalgamati, uniformati alla materia, tanto da perdere la nostra vera essenza.
Urliamo Giustizia, ma poi ce ne stiamo comodi, dentro le nostre assurde certezze, dentro ai nostri pregiudizi. Puntiamo il dito, verso destra e verso sinistra, solo per pura ignoranza. Mi chiedo quali valori possiamo tramandare ai nostri figli, quali ideali? Agiamo in maniera istintiva, senza farci guidare dall’istinto. Quante forme di razzismo, di discriminazione esistono?
Ci difendiamo da chi per natura è indifeso e vogliamo essere Ascoltati. Ascoltare, dal latino auscultare, ossia sentire con l’orecchio. Uno dei nostri sensi meno utilizzato. All’interno della onlus mi occupo di integrazione. Vado nelle scuole a promuovere la disabilità. Già, promuovere e non demonizzare la disabilità. I bambini ti fanno ogni genere di domande alle quali tu provi a rispondere, cercando di essere esaustiva e concreta.
Si parla di tutto, lasciando che siano loro gli interpreti, i protagonisti, lasciamo a loro la libertà di potersi esprimere, di poter dare voce a quella giustizia negata. Svicoliamo sempre da un argomento all’altro e i sensi, i nostri sensi, le nostre percezioni, diventano parti attive di un mondo nuovo, un mondo nel quale loro si sentono ascoltati. Costruiamo muri, palazzi, ospedali, porti nuovi dove nessuno si possa sentire “non accolto”. Sentono che in questo mondo accadono solo cose brutte. Solo allora capisci quanto colore devi utilizzare per migliorare ciò che ai loro occhi dovrebbe essere solo bello e ricco.
Nei bambini ricorre spesso la tematica relativa alla violenza sulle donne, un tema del quale io mi occupo da qualche anno, avendo scritto un libro: La bottega di Ede. Mi domandano perché vengano uccise così tante donne e perché non si faccia nulla per arginare il problema. A quel punto ti rendi conto che la tematica della disabilità si amplia, si allarga, che loro arrivano perfino ad immaginare che il disabile non sia più quello stereotipato sulla carrozzina, ma quello che può arrivare anche ad uccidere e mancare di umanità.
Il disabile è solo un pretesto per non vedere quanto invece è accentuato il nostro handicap, la nostra menomazione. Vivono in un mondo confuso in cui non riusciamo ad essere credibili, veri in sostanza. Abbiamo perso le nostre origini, i nostri ancestrali bisogni. In questi giorni sovrastati dalle polemiche di Sanremo, io credo che tutti, ognuno a suo modo, abbiano comunicato qualcosa attraverso la musica, una musica che aldilà di ogni nefanda polemica, va difesa.
Ho trovato meraviglioso io, alla mia veneranda età, il testo poetico di Cristicchi. Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo… Perché la natura è un libro di parole misteriose, dove niente è più grande delle piccole cose… Già siamo in equilibrio, in un mondo in cui qualcuno chiede: “Abbi cura di me”.

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