L'immagine mostra un'aula di scuola

La scuola è un ambiente in cui converge una pluralità di soggetti diversi tra loro, ed è anche un luogo in cui si mettono in pratica i concetti di integrazione ed inclusione. Tra gli obiettivi della scuola vi è, certamente, quello di promuovere l’integrazione, ovvero creare una rete, di cui fanno parte tutti gli alunni con disabilità e non, in cui avviene uno scambio reciproco tra il disabile e il normodotato. Ma è altrettanto importante realizzare l’inclusione, cioè riconoscere l’importanza della piena partecipazione della vita scolastica di tutti i soggetti.
Per mettere in atto l’inclusione scolastica, è importante che, a favore dell’alunno con disabilità, vengano adottate metodologie e strategie didattiche differenziate, con lo scopo di raggiungere il suo successo formativo. Un ruolo di fondamentale importanza è rivestito dal docente di sostegno, che deve essere specializzato e possedere le adeguate conoscenze in merito alla specifica disabilità.
Per quanto riguarda la disabilità visiva in genere, è stato rilevato che il docente di sostegno possiede delle discrete competenze in materia. Qualcuno conosce l’uso del sistema Braille, per cui ha già un approccio con gli strumenti propriamente detti “tiflodidattici”; qualcun altro, invece, non avendo mai gestito un alunno con disabilità visiva, quando si trova di fronte a una tale situazione, può riscontrare delle difficoltà iniziali, che nella maggior parte dei casi supera cercando di documentarsi sulla patologia di cui è affetto l’alunno e sulle possibili strategie da adottare.
La questione si fa decisamente più complessa quando il docente di sostegno si trova a dover gestire non un alunno non vedente, il cui status fisiologico e psicologico è stabile, bensì un ipovedente, la cui condizione cambia e degenera gradualmente. Il più delle volte il docente è in dubbio se adottare metodologie tiflodidattiche o tradizionali, poiché sviato dal fatto che il discente alterna momenti in cui vede,grazie a condizioni di luce ottimali, a momenti in cui vede poco.
Dunque, è fondamentale per un docente di sostegno tenersi sempre aggiornato sulle novità in campo tiflologico e tecnologico, per essere preparato al meglio a gestire alunni con disabilità visiva, soprattutto se questi sono affetti da malattie retiniche degenerative ereditarie, che portano a una perdita graduale della vista.
In merito a ciò, vEyes ha realizzato un corso di formazione rivolto ai docenti di sostegno di scuola secondaria di I e II grado intitolato “L’insegnante di sostegno e l’alunno affetto da distrofia retinica degenerativa ereditaria”, tenuto da docenti di vEyes esperti sui temi trattati. Il corso intende fornire gli strumenti necessari alla conoscenza medica delle patologie invalidanti della vista di tipo degenerativo, alla gestione dell’aspetto psicologico dell’alunno e della famiglia e alla conoscenza degli strumenti tiflodidattici idonei allo scopo.
Nello specifico, il corso sarà diviso in più moduli, in cui verranno illustrate le varietà di distrofie degenerative ereditarie e il loro aspetto evolutivo, le leggi che tutelano non vedenti e ipovedenti nel sistema scolastico, le modalità di gestazione della patologia da parte del contesto familiare, l’aspetto comportamentale dell’alunno come conseguenza della malattia, le strategie didattiche che riguardano l’adattamento dell’aula e la scelta del materiale didattico tradizionale, nonché gli strumenti informatici assistivi adoperati dall’alunno.
Infine, a partire dal prossimo anno scolastico, sarà possibile inoltrare l’iscrizione al corso di formazione tramite la piattaforma S.O.F.I.A del Miur e, ai docenti che prenderanno parte al corso, verranno rilasciati crediti formativi.

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