L'illustrazione mostra i pianeti Giove e Saturno

Sono trascorsi soltanto pochi giorni, in questa ora in cui ne scrivo, da un evento entusiasmante ed emozionante, “Eppur si vede”, ideato ed organizzato da Massimiliano Salfi e Giusi Milone, attraverso l’associazione no profit vEyes, e realizzato in collaborazione con l’Inaf-Osservatorio Astrofisico di Catania.
Il 14 luglio i disabili visivi con distrofie retiniche dotati di un minimo residuo visivo, me compresa che sono affetta da retinite pigmentosa con visione tubulare, hanno avuto l’opportunità di osservare Giove e Saturno, presso l’Osservatorio Astrofisico in Contrada Serra la Nave nella spettacolare cornice dell’Etna.
Ho atteso questo giorno con entusiasmo e trepidazione e finalmente il grande evento è giunto a compimento.  Inizialmente ero un po’ perplessa e disorientata poiché la struttura è scarsamente illuminata, ovviamente per ottimizzare e migliorare la qualità delle osservazioni astronomiche.
Eppure nell’attesa, tra un panino condito e delle piacevoli chiacchiere con i partecipanti, alcuni dei quali normovedenti a cui ho volentieri spiegato la mia condizione visiva (sì, perché la retinite pigmentosa è una patologia dalle svariate sfaccettature che talvolta suscitano le perplessità altrui) mi sono adattata al nuovo ambiente, cercando di coglierne maggiori dettagli e sfumature.
Anche se poi per farmi strada ho preferito lasciarmi condurre per godere maggiormente dell’esperienza senza dovermi concentrare sul percorso, il mio fidato bastone era comunque al riparo in borsa per ogni eventualità, quale prezioso amico e custode.
Prima dell’osservazione vera e propria ci è stato spiegato attraverso video ed immagini ciò che avremmo potuto scorgere, le modalità e gli strumenti necessari. Ed è stato davvero interessante l’approccio concreto ad una realtà che da sempre mi ha affascinata, lasciandomi stupita, perplessa e colma di curiosità… con lo sguardo all’insù verso la splendida volta stellata, costellata di misteri spesso insondabili ed inconoscibili.
Finché è giunto finalmente il momento tanto desiderato ed atteso, la realizzazione di un sogno intimamente custodito nella mente e nel cuore sin da bambina, quando mi perdevo nella magica infinità del cielo affidandovi segretamente sogni e desideri e proiettandovi fiduciosamente progetti e fantasie.
Mi hanno condotta al telescopio su per delle scale completamente al buio, per permettere un’opportuna osservazione del cielo… che mi hanno riferito, io scorgevo solo il nero della notte ad occhio nudo, fosse terso e stellato come non lo si può assolutamente scorgere in città, per le interferenze dell’inquinamento ambientale.
L’obiettivo prefissato era l’osservazione di Giove e Saturno, ed onestamente le mie aspettative sono state ampiamente e felicemente soddisfatte. Li ho visti, per davvero, e con i miei stessi occhi… di Giove ho scorto persine alcune delle lune seppure non le bande colorate purtroppo, ma di Saturno ho visto nettamente gli anelli ed è stato entusiasmante ed emozionante.
Per entrambi era quasi come poterli sfiorare, come se le distanze si potessero annullare, uno straordinario viaggio nello spazio-tempo. Erano lì, affascinanti e maestosi. Ad un passo da me, in una spettacolare e soave chimera, eterea e pragmatica al tempo stesso. Ad un passo da me, scorgevo ed assaporavo gli ammalianti misteri dell’universo.
Certo qualche difficoltà ammetto di averla incontrata, era buio completo per me e non vedevo nemmeno dove fosse il telescopio. Mi hanno guidata ed avvicinata e col tatto l’ho identificato, poi dovevo distaccare le mani e puntare gli occhi per inquadrare il pianeta, cercando di non muovere troppo l’obiettivo altrimenti non avrei identificato l’oggetto celeste da osservare o lo avrei poi perso di vista.
Dopo diversi tentativi ed un po’ d’ansia, per l’attesa causata a chi doveva osservare dopo di me, ed il timore di non riuscire a scorgere nulla… eccolo là, sfavillante e regale, il mio sguardo si era finalmente posato sul tanto desiderato pianeta, in tutto il suo magnifico ed imponente splendore, come se altro non avesse atteso che suscitare in me stupore e meraviglia!
Al termine dell’osservazione mi è stato chiesto di esprimere alcune mie impressioni in un breve video e ne sono stata davvero felice, grata e lusingata. Sebbene anche in questo frangente gli inconvenienti non si siano fatti attendere, ma stavolta non per la mia precaria condizione visiva bensì per la mia precaria condizione emotiva… ero molto emozionata e tesa.
Infatti al primo tentativo ho fatto scena muta, anche perché mi aspettavo mi fossero rivolte delle domande, poi mi è stato spiegato che avrei dovuto raccontare io alcune mie impressioni ed emozioni. E stavolta, ovviamente per non smentirmi troppo, mi sono dilungata eccessivamente rispetto ai tempi previsti. Così mi hanno chiesto di riassumere gli stessi concetti in un tempo minore, ed io con la sintesi non sono mai andata particolarmente d’accordo.
Ebbene, sì! Al terzo tentativo credo di esser riuscita finalmente a dar vita ad alcuni concetti sensati, coerenti e comprensibili, nonostante l’evidente imbarazzo. Almeno così tutt’ora spero, e di esser riuscita soprattutto a trasmettere la gioia e l’entusiasmo da cui sono stata travolta e sedotta!
È stata un’esperienza indimenticabile che custodirò con cura ed amore nel mio animo e che spero presto di poter riassaporare. Mi sono sempre rivolta al cielo con sguardo curioso e vivace, interdetto e stupito, emozionato ed estasiato. Uno sguardo che rispecchia in me la costante ricerca degli aspetti più emozionali, spirituali e metafisici della vita.
Sguardo in cui la disabilità si annichilisce al cospetto di cotanta eleganza, imponenza, enigmaticità ed incanto. In cui diviene orpello da poter serenamente riporre in uno scrigno. In cui l’anima può lasciar scivolare la zavorra e vibrare in volo, in perfetta sintonia con l’universo e le sue meraviglie.
Sguardo che sposta con impeto e fervore il fulcro stesso dell’esistenza verso prospettive e mete intimamente spiritualistiche ed olistiche in un cammino più affine all’anima!

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