L'immagine mostra una rappresentazione artistica di un occhio bionico

Un bio-inchiostro fatto di cellule staminali umane, denso e nello stesso tempo abbastanza fluido da passare attraverso l’ugello di una comune stampante 3D: è stata ottenuta in questo modo la cornea stampata in 3D dall’università britannica di Newcastle e descritta sulla rivista Experimental Eye Research. Per i ricercatori che l’hanno ottenuta è un primo passo importante, «una prova di principio» come la definiscono Abigail Isaacson, Stephen Swioklo e Che Connon.
Per la comunità scientifica internazionale l’enfasi è molto diversa: il risultato britannico è un altro passo in una direzione che vede impegnati da anni numerosi gruppi di ricerca in tutto il mondo. «La stampa 3D è uno dei tanti strumenti», ha rilevato Graziella Pellegrini, che lavora in uno dei centri all’avanguardia a livello internazionale nel settore della medicina rigenerativa, quello dell’Università di Modena e Reggio Emilia, dove coordina la terapia cellulare.«La cornea stampata in 3D, ha aggiunto l’esperta, è stata anche l’obiettivo di un progetto europeo del 2004 «i cui risultati erano contraddittori». Quella cornea, inoltre, «non permetteva una sufficiente resistenza meccanica per essere impiantata nell’uomo». Per questo adesso il gruppo italiano sta sperimentando nuovi materiali di origine marina.
Più tradizionali, invece, le cellule utilizzate dal gruppo britannico, che ha ricostruito però solo uno degli strati che costituiscono la cornea, chiamato stroma, che si trova al di sotto di una membrana elastica e dell’epitelio, che è lo strato più superficiale e permette la trasparenza. Le cellule utilizzate nell’esperimento sono state prelevate da un donatore sano e mescolate con due sostanze aggreganti: il collagene e l’alginato. Questo mix è diventato un bio-inchiostro che, utilizzato in una normale stampante 3D, è stato distribuito in cerchi concentrici fino ad ottenere la forma della cornea umana nell’arco di dieci minuti.
Gli stessi ricercatori di Newcastle riconoscono che alla tecnica occorrono «ulteriori perfezionamenti» che richiederanno ancora «molti anni» di lavoro prima di poter «assicurare in futuro una riserva illimitata di organi» per i trapianti di cornea. Per questo, affermano, il risultato va considerato una dimostrazione della fattibilità lungo la strada che in futuro permetterà di avere riserve illimitate di cornee prodotte in laboratorio per i trapianti.

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