L'immagine mostra un tavolo a forma di botte con cellulari e bicchieri

Sabato 10 febbraio 2018. A Torino è una mattinata di sole, che quasi fa assaggiare la bella stagione, anche se la primavera, quella autentica, dista ancora molte giornate di piovoso grigiore. In una pizzeria del centro, a due passi dal conservatorio, quattro persone sono sedute a un tavolo. Una di loro, a un tratto, si alza, paga ed esce a passo spedito. Ha a tracolla una custodia da violino. Le altre tre persone restano al tavolo. Verso le 13.45 una di loro tira fuori di tasca il telefono e chiede all’assistente vocale di comporre un numero. A circa 1.044 chilometri in linea d’aria (e circa 1.460 chilometri di percorrenza su strada) un telefono squilla.
«Pronto. Ciao Luigi»
«Ciao Massimiliano».
Luigi fa una pausa, prende fiato. Poi inizia a parlare, calmo. «Ci ho pensato. Credo di aver capito come la risolviamo. Sì, credo di aver deciso. Le prove le faremo lì da voi, nei giorni prima del concerto…. No, niente prove itineranti. Non ce la si fa. Anche gli orchestrali saranno, per buona parte, i vostri. Devi darmi una mano, però stanotte mi sono già venuti in mente diversi nomi. Ragazzi che ho conosciuto, sai, quando insegnavo lì, in Sicilia…». Poi, come leggendo da un programma di sala, elenca i brani del concerto: Bach, Beethoven, Mendelssohn, Schubert. Massimiliano prende nota, veloce. Altra pausa. «E poi volevo dirti che Francesco sarà dei nostri. Era qui fino a un attimo fa. E’ andato via di corsa, perché più tardi ha la prova alla Scala. Ma ci sarà: si è già segnato la data». I due si parlano ancora per qualche minuto. Poi Luigi chiude la chiamata: «Ti saluta Elisabetta, che è qui con me. Sì, anche Lorenzo ti saluta. Ci sentiamo presto».
Ci sono giorni, qualche volta istanti, in cui uno scenario dalle linee contorte e incerte si fa improvvisamente chiaro, come quando il sole esce da una nuvola. Quella mattina di febbraio, nella telefonata (nemmeno tanto lunga) tra Luigi Mariani, direttore d’orchestra, e Massimiliano Salfi, ideatore del progetto vEyes Orchestra (ensemble costituito, almeno in parte, da persone con disabilità visiva), forse è accaduto qualcosa del genere. Sì, perché, dopo quella telefonata, è stato palese a tutti che da lì non si sarebbe più tornati indietro.
Tuttora le incognite non mancano, ma quello che all’inizio pareva un sogno funambolico ora inizia ad acquistare concretezza, fisicità. Prima di tutto ci sono un luogo e una data sul calendario. Anfiteatro “Lucio Dalla” di Milo (Catania), 16 luglio 2018. Entro quella data bisognerà essere pronti per salire sul palco e dare il massimo, con tutte le possibilità e tutti i rischi che questo comporta. Non solo. Sappiamo che, la sera successiva al nostro concerto, su quello stesso palco salirà Stefano Bollani, una tra le personalità più poliedriche e affascinanti della scena musicale contemporanea. Sappiamo che avremo l’onore di suonare con Francesco Manara (primo violino del teatro alla Scala) e molto probabilmente anche con altri artisti del suo calibro. Per ora i fili si muovono in maniera silenziosa, con la pazienza del ragno: parti studiate a memoria nel chiuso della propria camera, persone volenterose che ci aiutano a leggere e verificare gli spartiti, voci al telefono, tempi d’attesa, sogni a mezz’aria. Ma l’entusiasmo si sente ed è pronto a deflagrare, quando sarà il momento. Grazie a tutti coloro che stanno lavorando a questa folle impresa.

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