La foto mostra le classi 3ᵃ, 4ᵃ e 5ᵃ elementare dell'Istituto Comprensivo Federico De Roberto Zafferana in Milo

Lavorare con i bambini penso sia fra le esperienze più belle che io abbia mai fatto.
“Vediamoci chiaro” nasce da un travaglio strettamente personale, è un progetto che io ho fortemente voluto all’interno della Onlus vEyes. Abbiamo avuto bisogno di qualche anno di gestazione, per capire quali potessero essere gli obiettivi e le finalità da raggiungere. Il progetto è rivolto agli alunni della scuola primaria e secondaria, lo scopo è quello di agevolare le nuove generazioni ad un cambiamento relazionale nei confronti della disabilità, attraverso nuove abilità esperienziali. Proponiamo laboratori di tipo tattile, dove lo studente potrà acquisire la capacità di fruire di percorsi alternativi non solo legati alla vista, ma anche agli altri sensi.
La prima cosa che domando ai bambini è questa: “Un disabile può fare tutto? Nei limiti, naturalmente, come tutti noi? O non può fare nulla?”. Loro rispondono: “No, non possono fare nulla”. Conoscono solo il mondo che loro vedono, perfettamente integro, pieno di colori, giochi e magie. Non esiste il nero nel loro immaginario, se non per suscitare paure pregresse.
Parliamo dei sensi: della vista, dell’udito, dell’olfatto, del tatto e del gusto. Ovviamente, siamo tutti d’accordo nell’affermare che la vista è il senso più importante. E gli altri sensi? Sono solo vicari, ossia fanno da supplenti, ma non servono a nulla?
Iniziamo allora il nostro laboratorio. Parliamo di scrittura e lettura, del Braille, dei nuovi mezzi di comunicazione, sintesi vocale, TalkBack, CD-ROM, tecnologie assistive. Alcuni sono informati, alzano la mano, conoscono Siri, un’assistente vocale.
Ma i non vedenti come si orientano? Se non ci fossero i rumori, i suoni, il mondo dei non vedenti sarebbe ulteriormente compromesso. Noi possiamo percepire lo spazio che abbiamo intorno e l’immutabilità del tempo, loro no. Per rendere tutto questo più comprensibile, discriminiamo attraverso l’ascolto, suoni e rumori a noi familiari o sconosciuti. Usiamo l’immaginazione e la fantasia, ricostruiamo le storie, e loro sono entusiasti, iniziano a comprendere che questo mondo non è poi così lontano dal loro. “Ancora! Fateci ascoltare ancora qualcosa!”, sono appassionati.
Utilizziamo anche il senso plantare, ci togliamo le scarpe e camminiamo su un prato sintetico, sui chiodini di gomma, sul cartone rigato, siamo con gli occhi chiusi. Mamma mia, quante emozioni! Scoprire che anche i nostri piedi possano darci delle sensazioni, delle percezioni, li eccita, li elettrizza. Allora parliamo dei percorsi tattili per non vedenti, come loro riescono ad orientarsi, utilizzando il tatto plantare.
Infine ci mettiamo in ginocchio, attorno ad una tavola con tanti oggetti, li esploriamo, li sentiamo, anche questa volta abbiamo gli occhi chiusi, non è il gioco dell’indovinello. É un esercizio che ci permette di percepire ciò che la vista gli preclude, il contatto. Utilizziamo il nostro olfatto per odorare gli aromi, le spezie. “Blah, blah!!! Che schifo.” Ridiamo tutti.
Parliamo di integrazione, un termine che molti di loro non conoscono.
È sbagliato dire loro che siamo tutti uguali. Siamo tutti diversi, ognuno è piacevolmente diverso dall’altro. Allora ci tocchiamo le mani, il viso, il corpo, viaggiamo attraverso il nostro corpo e scopriamo che ognuno ha delle peculiarità che lo rendono unico e speciale.
Allora un disabile è diverso da noi? “Siiiiii”, rispondono. È diverso da noi perché anche noi siamo diversi. È un concetto difficile da spiegare ai bambini, ma noi cerchiamo di arrivarci. Loro non costruiscono pregiudizi, glieli propiniamo noi, loro inseguono semplicemente dei modelli, i nostri modelli. Dunque: un disabile è uguale a noi, solo che ha delle abilità differenti dalle nostre, utilizza dei mezzi differenti dai nostri. È singolare come lo siamo ognuno di noi. Quindi non è diverso, è unicamente unico e diversamente abile.
Le domande sono tante. Accessibilità, Integrazione, Autonomia.
Hanno imparato che non si posteggia la macchina o il motorino sul marciapiede o nel posto che spetta ai disabili. Ci sono delle barriere che non possiamo abbattere come fanno i supereroi, utilizzando i loro poteri, ma possiamo sicuramente contribuire a non crearle noi.
Cerchiamo di crescere insieme nella consapevolezza di una coscienza umana più evoluta.

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