La foto subacquea mostra una piscina olimpica

Bentornati alla nostra amata rubrica dedicata all’analisi di alcuni degli sport praticabili non solo da persone normodotate ma anche da ipovedenti e ciechi. In questo numero proseguendo la nostra disamina in ordine alfabetico, analizzeremo la lettera “L” con il lancio del disco, la lettera “M” con la marcia e la lettera “N” tuffandoci nel nuoto.
Prima di iniziare a parlare di queste tre discipline sportive, come sempre ci piace ricordare quanto sia di fondamentale importanza la pratica di un’attività sportiva, non necessariamente agonistica, in soggetti che presentano disabilità.
Oltre alla cecità visiva vera e propria, vogliamo farvi conoscere altre tre tipologie di cecità: il “ciechismo di relazione”, ovvero un atteggiamento di chiusura, scontrosità e timidezza nei confronti di chi vede, il “ciechismo spaziale”, cioè il modo di camminare incerto, tremante, a piccoli passi tipico di chi vive l’ambiente circostante come qualcosa di ignoto, e il “ciechismo comportamentale”, corrispondente ad un atteggiamento quasi masochistico nei confronti degli altri e della vita stessa. Questi tre tipi di comportamento possono essere evitati e/o superati grazie proprio all’attività sportiva. Non dimenticate mai che lo sport ci aiuta a trovare la forza dentro noi stessi, forza che possiamo usare per affrontare le grandi difficoltà che ci impone la vita!

L COME LANCIO DEL DISCO
Si tratta di una disciplina praticabile allo stesso modo da atleti vedenti, ipovedenti o ciechi. Il lancio del disco è una specialità sia maschile che femminile dell’atletica leggera, in cui l’atleta cerca di scagliare il più lontano possibile il disco. I concorrenti hanno a disposizione un certo numero di lanci. Vengono, poi, valutati in base al loro miglior lancio valido e vince chi ha effettuato il lancio più lungo.
È famosa la storia dell’atleta cubano Oney Tapia, vincitore dell’argento nel lancio del disco alla Paralimpiadi di Rio. L’atleta, che ha perso la vista dopo aver ricevuto un colpo di un ramo mentre lavorava come giardiniere, ha voluto testimoniare e raccontare la sua esperienza, facendoci comprendere quanto sia importante lo sport nel mondo della disabilità e come riesca ad infondere nell’animo del disabile lo spirito giusto per trovare la forza per superare le sfide della vita. “All’inizio – ha confessato Oney Tapia –ridevo quando mi spiegavano quante cose possono fare i non vedenti. Non mi sembrava possibile, anche perché quello era stato un mondo a me totalmente estraneo fino a quel momento. E invece ho scoperto quante cose si possono fare pur avendo questo tipo di handicap. Sinceramente non farei cambio con uno che ci vede. Ormai ho visto tutto quello c’era da vedere e credo che questa esperienza mi stia arricchendo. Certo, non nego che ci sono alti e bassi, ma sono una persona con una grande forza d’animo e non mi lascio abbattere facilmente”.

M COME MARCIA
Gli atleti ipovedenti o ciechi appassionati di corsa, ed in particolare della marcia, non hanno nulla da temere. Anch’essi possono, tranquillamente, cimentarsi in questa affascinante disciplina, accessibile a quanti vorranno dedicarci tempo, sudore e passione.
La marcia è una progressione di passi eseguiti in modo tale che l’atleta mantenga il contatto con il terreno, senza che si verifichi una perdita di contatto visibile all’occhio umano. La gamba avanzante deve essere tesa, non piegata al ginocchio, dal momento del primo contatto con il terreno sino alla posizione verticale. In pratica il contatto dei piedi con il suolo non deve essere mai interrotto. Il piede che sta avanti deve toccare il terreno prima che quello che sta dietro si distacchi per compiere il passo successivo. Si dice che la marcia rappresenti l’anello di congiunzione tra il camminare e il correre. Nelle gare di marcia vi sono giudici che controllano la correttezza della tecnica dell’atleta.
Purtroppo, non sono ancora state adottate tecniche che permettano agli atleti ciechi di gareggiare autonomamente. Fino ad ora, quindi, nella marcia, cosi come anche in altre discipline come ad esempio i 100 metri, l’atleta ipovedente e/o cieco, sarà affiancato da una persona normovedente.

N COME NUOTO
Invitiamo chiunque non abbia mai visto una gara di nuoto tra atleti con ogni tipo di disabilità, ad andare immediatamente su Youtube e vederne qualcuna.
Incredibile come la forza umana non si fermi davanti a nulla, nemmeno ad ostacoli cosi grandi come la disabilità.
Il nuoto eseguito da soggetti normodotati non è cosi diverso da quello eseguito da soggetti con disabilità. Infatti, questi ultimi, hanno in più un piccolo, ma semplice, aiuto. Attraverso un bastone, alla cui estremità viene attaccata una spugna, viene segnalato, con un tocco alla testa, il momento in cui la vasca sta terminando e bisogna cominciare la virata. Gli atleti, inoltre, vengono divisi in categorie in base proprio alle diverse disabilità.

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