La foto mostra il Medico oculista Caterina Gagliano che illustra le strutture oculari

Una struttura apparentemente in declino si ripropone con una nuova identità ed una potenzialità inattesa. In verità nessuna attività all’interno dell’Ospedale Santa Marta è mai cessata o ha avuto flessioni seppur minime, anzi, la Clinica Oculistica è riuscita, in 30 anni di lavoro indefesso del gruppo con a capo il prof. Teresio Avitabile, in qualità di Direttore della Clinica Oculistica, a sostenere le trentamila prestazioni annue, chirurgiche e non, le attività di Pronto Soccorso attivo tutti i giorni, oltre alla conduzione di trials clinici e progetti di ricerca.

La Clinica si articola vivacemente su due strutture entrambe operative: la struttura del Policlinico, dove si affrontano la maggior parte delle problematiche chirurgiche che interessano la retina, e l’Ospedale Santa Marta, l’antica struttura dedicata alla cura delle “malattie degli occhi” così come gli antichi proprietari la etichettarono all’inizio del 1800. Un’intera ala della struttura è dedicata attualmente alla Diagnosi e Cura delle Malattie Rare Oculari avvalendosi di strumentazione all’avanguardia di elettrofisiologia oculare, di tomografia a coerenza ottica, di ecografia, di fluorangiografia ed indocianografia. Ma fin qui tutto normale: un reparto che funziona; nonostante le difficoltà economiche che la nostra sanità attraversa, osserviamo tempi di attesa per gli esami strumentali e per gli interventi chirurgici molto brevi (da 7 a 20 giorni).

Ciò che, in realtà, ha determinato la svolta nella nuova identità di questo “vecchio” Ospedale è l’attenzione sempre crescente e la collaborazione efficace con le organizzazioni dei pazienti e soprattutto con vEyes. La realizzazione di un corso di addestramento di volontari per l’assistenza ai pazienti, in special modo in età pediatrica, nelle sale di attesa o nei reparti ha creato un clima collaborativo che si rinnova ogni giorno di fronte a problematiche sempre diverse e più impegnative. Il paziente e le organizzazioni a lui dedicate sono riusciti a conquistare un ruolo importante nella quotidiana attività del medico e del ricercatore. La pronta disponibilità dell’informazione opportuna da parte di chi ha già vissuto quel problema proviene dal paziente ed è divenuta ormai indispensabile soprattutto per il medico che spesso riesce molto più rapidamente ad aiutare il paziente in questione. Soprattutto per le problematiche che caratterizzano le distrofie retiniche, sia dal punto di vista diagnostico che per il follow up, e sia  per le possibilità terapeutiche che per l’affrontare la disabilità visiva, camminare fianco a fianco medico e paziente significa sostenersi a vicenda e combattere al meglio la battaglia per evitare la cecità.

Vorrei sottolineare il “sostenersi a vicenda” perché, anche se dobbiamo riconoscere la necessità di aiutare il paziente che presenta una patologia difficile da diagnosticare e talvolta senza alcuna possibilità terapeutica, si deve anche riconoscere che un medico spesso con poche risorse, nonostante il suo impegno talvolta può trovarsi disarmato e quando rimane da solo il peso di un paziente, soprattutto se si tratta di un bambino, che diventerà cieco lo schiaccerà come la sua sensazione di impotenza. In questo contesto uno spiraglio di luce entra con prepotenza tra le pareti talvolta cadenti di questo Ospedale, si tratta delle opportunità che offre vEyes ai pazienti con disabilità visiva che offrono un aiuto sostanziale al medico che purtroppo deve aprire le braccia per l’impossibilità di trovare un trattamento efficace. Ma l’attività di vEyes non si ferma qui perché è riuscita anche ad operare con estrema efficacia in qualità di coordinatore di progetti di ricerca sulle problematiche delle malattie rare oculari.

Concludo ringraziando sentitamente dell’instancabile attività il presidente di vEyes, Massimiliano Salfi, e tutti coloro che collaborano per organizzare al meglio le attività di ricerca ed assistenziali dedicate alle malattie rare oculari.

*Medico oculista

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